Archivio per la categoria 'Vietnam'
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2010 – VIAGGIO IN VIETNAM
25 OTTOBRE ÷ 10 NOVEMBRE
HANOI – DIEN BIENH PHU – SAPA – LA BAIA DI HALONG – HUE – HOI AN – SAIGON – IL DELTA DEL MEKONG

fonte www.italia-vietnam.it
Minh Tran Huy é nata nel 1979 a Clamart, nei pressi di Parigi, da genitori vietnamiti emigrati in Francia negli anni ’60.
Dopo la laurea, entra a far parte della redazione del prestigioso mensile «Magazine Littéraire». Collabora a trasmissioni culturali per il canale televisivo France 2.
Per l’autrice – come per la protagonista del romanzo – la lettura é stata un espediente per sfuggire alla banalità del reale.
Poi, la scintilla, l’amore per la scrittura e l’ambizione di costruire un impianto narrativo che potesse dare forma alla sua visione del mondo.
In questa prova d’esordio, Minh Tran Huy sceglie di percorrere sentieri che conosce bene e si affida all’eleganza della parola per tratteggiare ambienti e persone destinati a rimanere.
Articolo: Qwan Ki Do
QWAN KI DO
In questo numero incontreremo nuovamente il Qwan Ki Do, disciplina rappresentata dal Maestro Pham Xuân Tong, il suo fondatore.
LE ORIGINI CINESI
Un’importante parte del Qwan Ki Do (Guan Qi Tao in cinese) trova le sue origini in Cina, paese riconosciuto come la culla delle arti marziali. Il Maestro Pham Xuân Tong, il Fondatore del Qwan Ki Do ha ricevuto il suo insegnamento dal Grande maestro Chau Quan Ky, maestro cinese rifugiato in Vietnam verso gli anni ’40 del ’900, come molti altri suoi compatrioti. Originario dell’etnia Hakka (tradotto del cinese, “hakka” significa “famiglie viaggiatrici”), Il Maestro Chau Quan Ky, nato nel 1895 nella provincia di Quang Dông in Cina, venne iniziato alle arti marziali da suo zio, sacerdote taoista e direttore di una grande scuola di arti marziali. La sua conoscenza delle arti marziali e della medicina tradizionale fu incontestabile da parte dei numerosi rifugiati cinesi in quell’epoca.
Dopo molti anni vissuti in Vietnam, il Maestro Chau Quan Ki, su consiglio di molti esperti vietnamiti in arti marziali, i Grandi Maestri Lê Van Kiên, Lai Qui e Long Hô Hoi, accettò la cittadinanza vietnamita e di aderire alla federazione della arti marziali vietnamite (Tong Chuôc Quyên Thuât Viêt Nam), per poi creare finalmente la sua prima scuola ufficiale nel 1958 a Phu Nuân, chiamata Vo Duong Hô Hac Trao. Il Maestro Chau Quan Ki a anche apportato al Vietnam le abilità degli stili di arti marziali più rinomati della Cina del Sud.
Per la prima volta dal ’75 un giornalista occidentale è riuscito a salire sul treno che corre lungo la più celebre strada ferrata d’Indocina, la «transvietnamita». È un fotoreporter di «Gente Viaggi», Richard Poisson, e il treno su cui ha viaggiato è il simbolo della storia e della miseria, della bellezza e dell’inferno di tutto un Paese. Parte ogni tre giorni da Sai-gon e raggiunge, dopo 52 ore di estenuante tragitto, Hanoi. Eppure, è proprio questo vecchissimo e lento convoglio a portare nella capitale del Nord, la città dei burocrati, il vento del rinnovamento che spira a Saigon, la futura Hong Kong d’Indocina
GENTE VIAGGI – Settembre 1992 di RICHARD POISSON (testo raccolto da: A. Dagnino)
foto: YANN LAYMA (Franca Speranza) – J. Aaronson (Ag. Masi) – B. Simmons (Ag. Volpe)
1) - Vietnam tra passato e futuro: "SUL TRENO PROIBITO"
2)- Per capire Saigon: ALLA VIGILIA DELLA GRANDE SVOLTA
3)- RITORNO A SAIGON
4)- Hanoi: la capitale dei guerrieri-contadini. L’ALTRA ANIMA DEL VIETNAM
Il bastone lungo
I bastoni…
Numerose sono le forme, le misure e i materiali nella grande famiglia dei bastoni, per quanto concerne le diverse arti marziali.
Si parte dal bastone della misura di una penna, passando per i bastoni lunghi come un braccio, o i bastoni di media taglia, dalla sezione cilindrica o ottagonale, affilati e non, di legno o di metallo , fino ad arrivare ai bastoni lunghi, ad altezza uomo o lunghi anche dai 3 ai 5 metri, perciò ci si può immaginare quante varianti di tecniche vi possono essere.
In Vietnam, il bastone lungo è in bambù pieno (rattan), costituito principalmente da 8 sezioni. Il suo diametro usuale è quello che si può formare con un pollice e un indice della mano, e la sua lunghezza corrisponde all’altezza dell’uomo più un pugno al di sopra della testa.
A seconda delle tecniche, i diametri variano, talvolta anche accorciando l’attacco fino ad arrivare alla distanza di un avambraccio.
Tecnica e Spirito
Il bastone è l’oggetto di difesa (per proteggersi) e utile alla sopravvivenza (per cacciare) più semplice e più usato dalla notte dei tempi.
Nel suo utilizzo come nel suo spirito, esso è un oggetto utile prima d’essere un’arma, è allo stesso tempo difensivo e offensivo, al contrario della sciabola.
Il bastone lungo (Bong ou Côn), come il bastone corto, fa parte delle 18 armi tradizionali della pratica marziale.
Esse sono le prime 18 armi della prima delle 5 famiglia legate ai 5 elementi.
L’elemento Terra è quello corrispondente al bastone e le sue tecniche sono di difesa e di bloccaggio; vengono utilizzati gli attacchi in battuta, gli attacchi di punta, le contro-mosse e maneggi.
Storia
Nella movimentata storia del Vietnam, la pratica del bastone si diffuse in tutta la popolazione (civile e militare) in certi periodi.
Nelle epoche leggendarie (6° dinastia Hung Vuong), si narra delle imprese di un eroe (Phu Dong Thien Vuong) che cacciava negli anni di occupazione cinese con il suo lungo bastone d’acciaio.
Successivamente, dopo molti secoli di trasmissione segreta di quest’arte, da alcuni Maestri ritirati in monasteri, la pratica del bastone è emersa alla luce del sole durante il periodo della lotta per l’indipendenza; così sotto la dinastia dei Tran (1225-1400), vennero create delle Accademie d’arti marziali, con titoli di Dottori d’Arti Marziali, e ciò avvenne anche in tempi più recenti dal 1752 al 1788 con l’imperatore Quan Trung.
Terapia
Di un agevole maneggio e di un’efficacia relativamente rapida, il bastone permette all’uomo, propenso al benessere e alla serenità, di sposare lo spirito e la materia nell’animare il bastone in una maniera spesso affascinante.
L’Uomo è dunque simile agli anziani saggi che possiedono in loro stessi, malgrado la loro calma interiore, un potenziale di possibilità d’esperienza immensa e incrollabile.
Secondo questa espressione artistica, l’uomo cresce all’infuori degli imperativi di rendimento; egli si connette con i germi profondi della sua vitalità e si illumina.
Aldilà del piacere, che consuma come un incendio, l’uomo scopre il buonumore, che illumina come un sole il suo cuore.
Filosofia
Un’antica fiaba ci narra : « Un tempo il Fuoco e la Luce si disputavano in uno spazio immenso. Il Fuoco era allora nero, e il suo calore era ombra; La Luce era fredda e la sua lucentezza ghiacciava, La Terra, senza fiori, in cui gli uccelli non cantavano, non era che uno sterile caos, alimentato dall’eterno combattimento dei due irriducibili avversari.
Venne il giorno in cui si stancarono e le due potenze esclamarono: pace!
Allora, di un impeto non di odio ma di amore, esse si abbracciarono e a quel punto il Fuoco divenne abbagliante e la Luce ardente. La Terra sorrise e sentì la primavera trasalire con i suoi fianchi sotto I raggi di un sola d’oro.»
Questa fiaba ci rivela che l’armonia è il riflesso del dualismo universale chiamato « forza positiva – forza negativa » (Yin-Yang ; Am-Duong).
Queste due entità dirigono e organizzano la Natura. Questa grande legge dei contrasti è lo splendore di questo mondo, l’origine da cui noi traiamo troppo spesso dei fraintendimenti in relazione della nostra gioia d’essere diversi, al fine di trovare un’armonia in un più incisivo accordo.
Così nell’arte marziale, la filosofia (lo spirito) quando è separata dall’azione (la pratica) si inaridisce; la stessa azione isolata non è altro che un vano movimento.
Così il ritmo armonioso del lavoro del bastone, dove lo spirito e tutto il corpo sono sollecitati, è simile ad un programma di computer,poiché alterna la fase positiva a quella negativa, forza e scioltezza, concentrazione e rilassamento, rapidità e lentezza, attacco e difesa, movimento e immobilità, riflessione e intuizione, ecc…
Le strutture dell’uomo-microcosmo costituiscono il riflesso delle celle dell’universo-macrocosmo; se i suoi ritmi vitali sono in sintonia con l’alternanza dei princìpi e le energie positive e negativa, questo riflesso diventa un « sole dorato».
Nella nostra epoca, di tumulto e di violenza, l’arte del bastone lungo, così come per la sua pratica tanto come per il suo spirito, si propone di introdurre il mondo occidentale a tutta questa richezza terapeutica e filosofica.
Traduzione a cura di Jessica Mengali
REPORTAGE
Claudio Magris "Le frontiere del Vietnam"
Dal libro: "L’Infinito Viaggiare" - Mondadori Editore
I edizione ottobre 2005 - X edizione aprile 2006
Edizione originale in francese tradotto da Françoise Brun nel 2002 nella Collection “Voyager avec”
Edizione La Quinzaine Litteraire – Louis Vuitton.
1. Hanoi – Nel 1975 Huu Thinh è entrato alla guida di un carro armato nella marcia Saigon che ignominiosamente cadeva, oggi è il presidente dell’ Associazione degli scrittori del Vietnam. Ma è reduce da un recente viaggio negli Stati Uniti – ci racconta a cena, in un ristorante stile coloniale francese – dove ha pubblicato un libro di poesie,The Time Tree, l’ Albero del Tempo.
Alla serata di lettura dei suoi versi, a New York, ci sono state inizialmente virulente proteste di esuli che indossavano vecchie uniformi militari sudvietnamite, ma la sua tournée americana è stata un successo letterario e anche un’esperienza di dialogo e di incontro.
Pure uno dei suoi due traduttori, Nguyen Qui Duc, ha lasciato da bambino il Vietnam e ora questa versione è per lui un modo di sanare quella lacerazione, di superare quella frontiera di guerra e di esilio che lo separa dal suo Paese e da sé stesso. Una lirica di Huu Thinh parla di un frammento di vita lasciato indietro nel fluire degli anni e delle cose. E’ possibile ritrovare i pezzi di noi stessi che le continue lacerazioni del vivere, individuale e collettivo, ci strappano e gettano nel fiume che scorre via?
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La Noce d’Areca e il Betel.
La Noce d’Areca e il Betel.
In un piccolo villaggio sulle montagne, vivevano due fratelli, simili come gocce d’acqua. Il maggiore si chiamava Tân, il minore Lang. Restati orfani prima d’aver raggiunto i vent’anni, si ritirarono sulle montagne per seguire gli insegnamenti dell’eremita Luu.
Il vecchio aveva una figlia dolce e buona ed entrambi i fratelli se ne innamorarono. La fanciulla, un giorno offrì loro una ciotola dì zuppa con un sol paio di bacchette. Come vuole la tradizione, Lang, il cadetto, lasciò che il fratello maggiore si servisse per primo; la ragazza riconobbe così il primogenito e, con il consenso dei genitori, lo scelse come sposo.
Lang triste e sconfortato, se ne andò; voleva tornare al villaggio natale. Superò monti e colline e si inoltrò nel folto della foresta fino a che si ritrovò dinnanzi un torrente dalle acque impetuose. Senza barca, il povero Lang, si sentì perduto e pianse con tale impeto sino a sfinirsi. Morì e si trasformò in un albero di areca.
Tân, partito in cerca del fratello, giunto al torrente si gettò nelle acque fonde e là trovò la morte. Si tramutò in un masso roccioso, ai piedi dell’albero d’areca. La giovane sposa, a sua volta, partita in cerca del marito, quando giunse in riva al torrente cadde su di uno sperone di roccia e morì. Fu trasformata in una liana di betel che si avvolse attorno all’albero di areca, cingendo il masso. Anche i genitori, della sposa, cercando la fanciulla, giunsero al torrente e comprendendo la triste vicenda fecero costruire un tempio per celebrare il culto dei morti.
Gli abitanti dei villaggi vicini commossi dall’esempio di tenerezza fraterna e fedeltà coniugale, si recarono all’altare per portarvi fiori e bastoncini d’incenso.
In un anno lontano, nel settimo mese, durante un’ispezione nelle sue terre, il re Hùng si arrestò dinnanzi al ruscello per rinfrescarsi. Vide la liana di betel, ne colse una foglia e la portò alla bocca. La masticò e poi sputò. Sulla roccia apparve una macchia rossa dall’odore particolare. Il re fece allora scaldare un frammento di roccia per trame calce da masticare con il frutto dell’albero e la foglia del rampicante. Le sue labbra e le sue gote si arrossarono d’un tratto; il sapore piacevole e il delicato profumo lo conquistarono.
Intuendo il valore di questi ingredienti, il sovrano li fece portare nel suo palazzo, inaugurando così la pratica millenaria della masticazione del betel
Ecco un interessante articolo tradotto come sempre dalla nostra bravissima Jessica!
La ringraziamo sempre perchè ci permette di ampliare le nostre conoscenze traducendo dal francese gli aritcoli che di continuo gli propino
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Buona lettura e buona pratica
In fondo all’articolo dopo il continua troverete l’articolo originale in lingua francese.
Il Vietnam vanta di numerosi stili d’arte marziale. Jacques Tran Van Ba, figlio di un grande Maestro, ci presenterà uno di questi stili, il Lam Son Vo Dao, una fusione tra l’arte Shaolin del Sud e Shaolin del Nord del Vietnam.
“Vantiamo 1 000 anni di storia in comune con la Cina. Anche se si tentò di negarlo, per ragioni politiche negli anni ’70, non si deve avere vergogna nel parlarne. Questa storia ci appartiene.”
Jacques Tran van Ba, arrivato in Francia nel 1971 e trasferitosi a Montpellier, si rifiuta di negare la verità. Cresciuto da un nonno rivoluzionario, egli a sempre fatto tesoro di questa cultura marziale. “Come stili buddisti, entrabi gli stili Shaolin sono indissociabili al Vietnam” afferma Jacques, “Mio nonno, torturato malamente dai Giapponesi, non ha potuto proseguire ad insegnare. All’età di 12 anni, mi sono inserito nella scuola del Maestro Quach Van Kè.”
Là si insegnava il Lam Son Vo Dao, un miscuglio tra Thieu Lam (in vietnamita – Shaaolin) e di Thang Long Bac Phaï, arte tradizionale del Nord del Vietnam.
“A differenza della maggior parte degli stili praticati, il Lam Son Vo Dao è uno stile circolare, basato sulla trasformazione continua della polarità Yin e Yang nel Dan Dien, il centro dell’energia situato nel ventre”, prosegue Jacques Tran Van Ba. “Tutto proviene dal Dan Dien. E’ il ventre che dirige gli arti, e non viceversa. Per questa ragione, il Lam Son Vo Dao è definito come un’arte di dominio interiore, anche se utilizza i pugni, i piedi e le proiezioni.”
Questo stile è spesso delicato, tanto da ritrovarsi spesso nella giungla delle scuola vietnamite.
Le Arti Marziali Vietnamite provengono storicamente da tre grandi famiglie: quella del Nord, il thang Long Bac Phaï (il volo del dragone); del centro, il Thinh Binh, e del Sud, il Tan Khanh Ba Tra. Bisogna però aggiungere anche il Vovinam Viet Vo Dao, nato dopo il 1940.
L’influenza cinese e indiana
“A prima vista, è difficile vedere le differenze”, riconosce Jacques Tran Van Ba, “Solo tramite la cultura e la pratica è possibile notare la diversità. In Francia, si sa subito che una pizza è italiana, una paella è spagnola o i crauti dell’Alsazia. Per un Vietnamita, questo non è evidente. Allo stesso modo, per un francese, non è sempre ovvia la diversità tra un piatto vietnamita, thailandese o cinese.”
Le sfumature esistono, fortunatamente. Al Nord, le scuola sono fortemente influenzate dagli sttili dei templi Shaolin del Sud, “che privilegiano le tecniche degli arti superiori”, e al Sud del Vietnam, le Arti Marziali tradizionali devono la loro origine principalmente alle pratiche indiane, birmane e cambogiane.
Immagine 2: posizione Quy Tàn: e battuta con l’estremità del manico della catena a nuovo tronco.
“Si assorbe in Yin, e in cotra-attacco in Yang”.
Il Lam Son Vo Dao, stile proveniente dal Nord, possiede come logica prioritaria nel combattimento, l’assorbimento. “Si assorbe in Yin, e in contra-attacco in Yang”, analizza Jacques Tran Van Ba. “Non si tratta di due movimenti ma di uno sollo. E’ un assorbimento circolare molto fluido (Yin) a cui si può far generare un attacco, Yang, rapido e potente, poiché l’assorbimento e l’attacco sono il riflesso della trasformazione dell’energia interna nel Dan Dien. La velocità dell’attacco può venire assimilato al lato di una frusta, il cui manico si situa verso il ventre. La base del nostro lavoro si effettua a partire da alcune forme (chiamati Quyen in vietnamita), che si ispirano ai movimenti della tigre, della scimmia e della fenice.”
La teoria delle cinque energie
La terminologia utilizzata per definire le forme è molto poetica e si ispira principalmente al buddismo quando si tratta di tecniche provenienti dal Sud della Cina (fiori di loto, vecchi susini…).
I nomi delle forme vengono dal popolo vietnamita e fanno riferimento alla vita quotidiana (animale d’oro, gallo coraggioso…).
“Ogni nome di Quyen ha la sua storia. Ogni Quyen ha il suo spirito, un’energia e una maniera di lavorare diversa. Ma tutti applicano la teoria delle cinque energie o dei cinque elementi.”
Contrariamente a un’idea diffusa, le Arti Marziali vietnamite privilegiano l’efficacia all’estetica. Nella scuola Lam Son Vo Dao, gli attacchi di calci spettacolari e aerei non hanno molto slancio. “I movimenti cono meno ampi che negli stili del Sud della Cina”, spiega Jacquea Van Tran Ba. “Si potrebbe individuare tre specificità delle Arti marziali tradizionali: il “Nhap noï”, che significa approfittare di un attacco o di uno spostamento del compagno per avvicinarvisi e contra-attaccare con delle tecniche corte; le azioni ripetute e le finte, nelle combinazioni, dissimulano colpi veri e falsi. L’attacco a una mano, per esempio, viene spesso inflitto con una tecnica circolare con l’altro arto superiore.”
Ritornare alla semplicità
Indissolubile al combattimento, il “Bai To” (saluto agli antenati) è una serie di tecniche destinate a ingraziare gli insegnamenti degli antenati, salutare gli altri membri della scuola a, dii maniera più pragmatica, vincere lo stress per concentrarsi. Oggigiorno, il Bai To è, per la maggior parte dei casi, ridotto a due movimenti. Nella tradizione, esso era costituito da una forma a sé che permetteva di concentrare l’energia. “E di salutare il Cielo e la Terra in quanto Uomo”, precisa Jacques Tran Van Ba, secondo cui “la pratica di un’arte marziale ha come priorità l’obiettivo della salute del praticante.
Se un allievo non arriva a trovare il sonno dopo un allenamento, o diviene triste, annoiato o violento dopo anni di pratica, vi sono forti rischi che le tecniche basate sull’efficacia e la potenza esterna abbiano deviato l’energie dai suoi meridiani e dai suoi organi interni. L’Arte Marziale insegnata nelle scuole tradizionali è un equilibrio tra l’arte-la bellezza, l’estetica-, il marziale -la tecnica, l’efficacia- e la parte spirituale, che permette d’affinare il senso di distinzione al fine di migliorarsi.”
L’umiltà è quindi una delle regole d’oro. D’altronde, il sistema di gradi messo in atto lo dimostra: si parte dalla cintura bianca per arrivare alla cintura rossa, indossata dagli istruttori, poiché essa è un simbolo di conoscenza tecnica, per poi ridivenire cintura bianca. “Si impara a dimenticare la tecnica per lavorare in modo più personale”, sottolinea Jacques Tran Van Ba. Un lavoro a mani nude ma anche con le armi: la spada, il bastone, la sciabola, la lancia e poi, a livello più progredito, l’alabarda e la catena a nuovo troncone. “Esperienza, bellezza, marziale e buon essere si intersecheranno per formare una cosa sola: l’amore per l’arte. Si pratica allora senza pensare alla fatica o alla pigrizia, senza mettere l’attenzione alla bellezza o senza guardare gli altri, senza ricercare l’efficacia o lo scopo.
L’arte marziale si trasforma dolcemente in arte di vita e l’uomo ritorna alla semplicità”.
Ma il cammino è lungo.
“Am Duong Cuoc, calcio con la pianta del piede.”
CONTRA-ATTACCO DI UN CALCIO
Il Maestro Tran Van Ba dimostra una delle dieci tecniche di contra-attacco, applicata a un calci. Il Maestro Jacques Tran Van Ba dirige una sua scuola, la Lam Son Vo Dao.
1. “Mi sposto in posizione Dinh Tán, il mio avanbraccio e la mia mano sinistra intercettano e assorbono il calcio e il suo impatto, tanto che il mio gomito destro tocca l’interno del ginocchio.”
2. “La mia mano sinistra controlla sempre la gamba del mio avversario e la porta lontano, seguendo un circolo creato dal senso del calcio. La mia mano destra controlla così il suo corpo.”
3. “La mia gamba sinistra torna e accompagna in un cerchio il suo calcio, poi mi metto in posizione Dinh Tán, in modo che il mio piede destro incroci la sua gamba.”
4. “La mia gamba sinistra continua a seguire il circolo per mettersi dietro la sua gamba d’appoggio, tutto ciò scendendo dalla mia posizione per pormi sopra al suo centro di gravità.”
5. “Io cado con la gamba destra in avanti, tutto sollevando con forza il mio avversario che, uscendo dal circolo, cade a terra.”
6. “Le mie gambe controllano il corpo, la mia mano sinistra controlla la sua mano, tanto che io finidco con un pugno martello destro.”

U.I.Q.K.D.