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Ecco gli orari degli allenamenti estivi
GLI APPUNTAMENTI NORMALI A GARDOLO SONO DALLE ORE 20.00 ALLE 22.00
GLI APPUNTAMENTI AL LAGO SONO ALLE 19.30
DEFINITI GLI APPUNTAMENTI DI SETTEMBRE:
giovedì 02/09/2010 Palestra 2° Gardolo - quella che già usiamo 20.00 – 22.00
giovedì 09/09/2010 Palestra 2° Gardolo - quella che già usiamo 20.00 – 22.00
poi
mercoledì 15/09/2010 Palestra Scuola Media Manzoni 20.00 – 22.00
mercoledì 22/09/2010 Palestra Scuola Media Manzoni 20.00 – 22.00
mercoledì 29/09/2010 Palestra Scuola Media Manzoni 20.00 – 22.00
Gallery Allenamento Phuong Long
con il Su Truong Roberto Vismara
Visitate il sito Nazionale per le foto
Il bastone lungo
I bastoni…
Numerose sono le forme, le misure e i materiali nella grande famiglia dei bastoni, per quanto concerne le diverse arti marziali.
Si parte dal bastone della misura di una penna, passando per i bastoni lunghi come un braccio, o i bastoni di media taglia, dalla sezione cilindrica o ottagonale, affilati e non, di legno o di metallo , fino ad arrivare ai bastoni lunghi, ad altezza uomo o lunghi anche dai 3 ai 5 metri, perciò ci si può immaginare quante varianti di tecniche vi possono essere.
In Vietnam, il bastone lungo è in bambù pieno (rattan), costituito principalmente da 8 sezioni. Il suo diametro usuale è quello che si può formare con un pollice e un indice della mano, e la sua lunghezza corrisponde all’altezza dell’uomo più un pugno al di sopra della testa.
A seconda delle tecniche, i diametri variano, talvolta anche accorciando l’attacco fino ad arrivare alla distanza di un avambraccio.
Tecnica e Spirito
Il bastone è l’oggetto di difesa (per proteggersi) e utile alla sopravvivenza (per cacciare) più semplice e più usato dalla notte dei tempi.
Nel suo utilizzo come nel suo spirito, esso è un oggetto utile prima d’essere un’arma, è allo stesso tempo difensivo e offensivo, al contrario della sciabola.
Il bastone lungo (Bong ou Côn), come il bastone corto, fa parte delle 18 armi tradizionali della pratica marziale.
Esse sono le prime 18 armi della prima delle 5 famiglia legate ai 5 elementi.
L’elemento Terra è quello corrispondente al bastone e le sue tecniche sono di difesa e di bloccaggio; vengono utilizzati gli attacchi in battuta, gli attacchi di punta, le contro-mosse e maneggi.
Storia
Nella movimentata storia del Vietnam, la pratica del bastone si diffuse in tutta la popolazione (civile e militare) in certi periodi.
Nelle epoche leggendarie (6° dinastia Hung Vuong), si narra delle imprese di un eroe (Phu Dong Thien Vuong) che cacciava negli anni di occupazione cinese con il suo lungo bastone d’acciaio.
Successivamente, dopo molti secoli di trasmissione segreta di quest’arte, da alcuni Maestri ritirati in monasteri, la pratica del bastone è emersa alla luce del sole durante il periodo della lotta per l’indipendenza; così sotto la dinastia dei Tran (1225-1400), vennero create delle Accademie d’arti marziali, con titoli di Dottori d’Arti Marziali, e ciò avvenne anche in tempi più recenti dal 1752 al 1788 con l’imperatore Quan Trung.
Terapia
Di un agevole maneggio e di un’efficacia relativamente rapida, il bastone permette all’uomo, propenso al benessere e alla serenità, di sposare lo spirito e la materia nell’animare il bastone in una maniera spesso affascinante.
L’Uomo è dunque simile agli anziani saggi che possiedono in loro stessi, malgrado la loro calma interiore, un potenziale di possibilità d’esperienza immensa e incrollabile.
Secondo questa espressione artistica, l’uomo cresce all’infuori degli imperativi di rendimento; egli si connette con i germi profondi della sua vitalità e si illumina.
Aldilà del piacere, che consuma come un incendio, l’uomo scopre il buonumore, che illumina come un sole il suo cuore.
Filosofia
Un’antica fiaba ci narra : « Un tempo il Fuoco e la Luce si disputavano in uno spazio immenso. Il Fuoco era allora nero, e il suo calore era ombra; La Luce era fredda e la sua lucentezza ghiacciava, La Terra, senza fiori, in cui gli uccelli non cantavano, non era che uno sterile caos, alimentato dall’eterno combattimento dei due irriducibili avversari.
Venne il giorno in cui si stancarono e le due potenze esclamarono: pace!
Allora, di un impeto non di odio ma di amore, esse si abbracciarono e a quel punto il Fuoco divenne abbagliante e la Luce ardente. La Terra sorrise e sentì la primavera trasalire con i suoi fianchi sotto I raggi di un sola d’oro.»
Questa fiaba ci rivela che l’armonia è il riflesso del dualismo universale chiamato « forza positiva – forza negativa » (Yin-Yang ; Am-Duong).
Queste due entità dirigono e organizzano la Natura. Questa grande legge dei contrasti è lo splendore di questo mondo, l’origine da cui noi traiamo troppo spesso dei fraintendimenti in relazione della nostra gioia d’essere diversi, al fine di trovare un’armonia in un più incisivo accordo.
Così nell’arte marziale, la filosofia (lo spirito) quando è separata dall’azione (la pratica) si inaridisce; la stessa azione isolata non è altro che un vano movimento.
Così il ritmo armonioso del lavoro del bastone, dove lo spirito e tutto il corpo sono sollecitati, è simile ad un programma di computer,poiché alterna la fase positiva a quella negativa, forza e scioltezza, concentrazione e rilassamento, rapidità e lentezza, attacco e difesa, movimento e immobilità, riflessione e intuizione, ecc…
Le strutture dell’uomo-microcosmo costituiscono il riflesso delle celle dell’universo-macrocosmo; se i suoi ritmi vitali sono in sintonia con l’alternanza dei princìpi e le energie positive e negativa, questo riflesso diventa un « sole dorato».
Nella nostra epoca, di tumulto e di violenza, l’arte del bastone lungo, così come per la sua pratica tanto come per il suo spirito, si propone di introdurre il mondo occidentale a tutta questa richezza terapeutica e filosofica.
Traduzione a cura di Jessica Mengali
Video: sequenza
Su segnalazione di Jara vi posto il seguente video di una sequenza di combattimento dalla Francia, buona visione

ALLENAMENTO AL LAGO CLUB HE PHAI
giovedì 29 luglio alle ore 19.00
Luogo: SPIAGGIA LIBERA LAGO DI LEVICO TERME
REPORTAGE
Claudio Magris "Le frontiere del Vietnam"
Dal libro: "L’Infinito Viaggiare" - Mondadori Editore
I edizione ottobre 2005 - X edizione aprile 2006
Edizione originale in francese tradotto da Françoise Brun nel 2002 nella Collection “Voyager avec”
Edizione La Quinzaine Litteraire – Louis Vuitton.
1. Hanoi – Nel 1975 Huu Thinh è entrato alla guida di un carro armato nella marcia Saigon che ignominiosamente cadeva, oggi è il presidente dell’ Associazione degli scrittori del Vietnam. Ma è reduce da un recente viaggio negli Stati Uniti – ci racconta a cena, in un ristorante stile coloniale francese – dove ha pubblicato un libro di poesie,The Time Tree, l’ Albero del Tempo.
Alla serata di lettura dei suoi versi, a New York, ci sono state inizialmente virulente proteste di esuli che indossavano vecchie uniformi militari sudvietnamite, ma la sua tournée americana è stata un successo letterario e anche un’esperienza di dialogo e di incontro.
Pure uno dei suoi due traduttori, Nguyen Qui Duc, ha lasciato da bambino il Vietnam e ora questa versione è per lui un modo di sanare quella lacerazione, di superare quella frontiera di guerra e di esilio che lo separa dal suo Paese e da sé stesso. Una lirica di Huu Thinh parla di un frammento di vita lasciato indietro nel fluire degli anni e delle cose. E’ possibile ritrovare i pezzi di noi stessi che le continue lacerazioni del vivere, individuale e collettivo, ci strappano e gettano nel fiume che scorre via?
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Scrivo questo post con seguente articolo tradotto dalla magistrale Jessica per fare una riflessione sulla distanza nel combattimento.
Spesso ci si trova di dover gestire la distanza in uno scambio di tecniche o combattimento e nel Qwan Ki Do come in tutte le arti di combattimento la gestione della distanza fa la differenza fra il vincere o il perdere , fra il mettere a segno un punto o perderlo.
Nell articolo seguente pone l’accento su come accorciare la distanza prendendo l’iniziativa accorciandola con ausilio di una spazzata, la spazzata è molto utile in questa occasione sia per avvicinarsi sia per distrarre il compagno ed infine eventualmente per sbilanciarlo.
Spesso è più utile “sbilanciarlo” pscicologicamente facendogli credere che l’attacco stia arrivando dal basso, dalle gambe, mentre invece lo scopo è solo quello di penetrare la sua guardia e di concludere la tecnica con le mani.
Qui di seguito due sequenze d’esempio come altrettante ne abbiamo viste durante i nostri allenamenti.
Questo espediente si trova anche in uno degli strategemmi cinesi:
Attraversare il mare ingannando il cielo
ovvero spostare l’attenzione dell’avversario su particolari poco rilevanti.
Ma magari dedicheremo più avanti degli approfondimenti a questi stratagemmi.
Dopo il salto continua l’articolo con la descrizione delle sequenze.
NUOVE NERE IN PALESTRA



Tre nuove cinture nere in palestra
CONGRATULAZIONIE A
JESSICA
LORIS
E MATTEO
La grande maggioranza dei termini tecnici utilizzati nel Quan Khi Dao provengono direttamente o indirettamente dal Thâp Bat La Han Quyên (Shi Ba Luo Quan) o boxe dei diciotto arhat buddhisti. Le conoscenze tecnico-tattiche relative a tale metodo di combattimento sono incluse nelle 18 forme codificate, ripartite in due gruppi:
Il Tiêu Môn La Han Quyên o boxe degli arhat buddhisti della piccola porta, che comprendono 8 forme e il Dai Môn La Han Quyên o boxe degli arhat buddhisti della grande porta, che comprende 10 forme.
CHI FURONO GLI ARHAT BUDDHISTI?
Il termine La Han (Luo Han) è un’abbreviazione di A La Han (A Luo Han), la quale è una sinizzazione del termine sanscrito arhat o arhan, che significa “personaggio venerabile”. Questo termine viene spesso interpretato come se fosse scritto arihat “uccisore del nemico”, ovvero colui che ha completamente distrutto la passione carnale.
Gli arhat sono 18, discepoli diretti di Buddha, e guardiani della dottrina di Sâkyaumuni. Nell’ideale della dottrina di Hinayâna (piccolo veicolo), gli arhat cercano prima di tutto il loro personale saluto, per l’opposizione ai Bodhisattvas di Mahâyana (grande veicolo), che per compassione per gli esseri, ritardano la loro entrata nel nirvâna al fine di convertirli e di salvarli dai dolori della trasmigrazione.
Si pensava che gli arhats avessero una grande varietà di poteri sovrannaturali. Ciascuno dei 18 guardiani del buddhismo è rappresentato in maniera caratteristica nell’iconografia buddhista.
(IMMAGINE) Phanthaka (Ban Thac Gia – Ban Tuo Jia), il decimo arhat buddhista.
Egli era uno dei più grandi discepoli di Buddha. Aveva il potere magico di attraversare i corpi solidi, di produrre fuoco ed acqua a volontà, e ridurre la sua altezza al punto di sparire completamente. Viene rappresentato come un uomo grande, seduto su di una roccia e chino su di un manoscritto.
Continua per le raffigurazioni dei 18 arhat e l’elenco delle Forme
Traduzione Jessica Mengali




U.I.Q.K.D.